venerdì 15 marzo 2013

Doppio flash: Cartoomics e Radio24

Dopo le burrasche influenzali, i girotondi lavorativi e i rigori climatici ecco all'orizzonte - anzi alla soglia - due appuntamenti con Amarcade e la sua ciurma.


Sabato 16 marzo siamo in onda alle 15,30 su Radio 24. Stefano Gallarini intervista l'autore, il sottoscritto Gianlorenzo. Come sia arrivato al libro sarà oggetto di una rivelazione in seconda battuta.


Sempre sabato 16 marzo alle 17 sbarchiamo a Cartoomics, nei mega padiglioni della fiera Rho-Milano (anche se per dirla tutta è un po' fuori Milano)che accolgono la kermesse di fumetti, cinema, musica e tutto quanto fa rima con fantasia. La banda di Comixrevolution sarà allegramente presente per raccontarvi di Amarcade e del misterioso progetto Prequels che sta per sbocciare con nuovi e saporiti frutti.

Visto che stavolta non manco io: non mancate!

lunedì 11 febbraio 2013

Il Corriere parla di noi!

Buone notizie, notizie targate Amarcade.
Il destino ci risarcisce dopo il tragico naufragio della serata di presentazione del 2 febbraio - influenza canaglia - regalandoci una scena di primo piano.
Parliamo dell'articolo di Donatella Tiraboschi, frizzante e arguta penna, nell'edizione apparso del 3 febbraio del Corriere della sera.
Diamine, sul Corriere e ancora vivo: risultato non da poco per lo scapestrato autore.

Per gli increduli allego un link
http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cultura-e-spettacoli/13_febbraio_4/game-zero-gianlorenzo-barollo-libro-comixrevolution-2113835482027.shtml

domenica 3 febbraio 2013

Midway: più di una battaglia

In medio stat virtus, la virtù della via mediana ossia il successo di Midway. Una società produttrice di videogame che ha siglato successi planetari come Ms Pac Man e Mortal Combat. Un’avventura cominciata nel 1958 fabbricando versioni elettro-meccaniche del bowling e sparatorie all’Ok Corral.

Sotto l’ala della Bally (colosso dei flipper) la Midway sbarca nel 1973 nel verde mercato dei videogiochi e, instaurando una proficua collaborazione con la giapponese Taito mette a segno un successo dopo l’altro.

Nel 1978 fa soldi a palate distribuendo Space invaders, successo che replica due anni dopo con il Pac Man della Namco. Una storia gloriosa che terminerà sotto l’ala della concorrente WMS Industries Inc.


Qui sotto gli invasori spaziali rivisti da Ouamandè: Invaderbang (2010)


foto Mr Kyl

venerdì 1 febbraio 2013

Salta la presentazione del 2 febbraio a Bergamo

Con sommo rammarico e contrito raccoglimento, vi comunichiamo che la presentazione di Amarcade del 2 febbraio a Bergamo è forzatamente cancellata a causa congiunzione astrale negativa di influssi virali persistenti.

L'autore del libro si era puntualmente imbarcato per raggiungere la destinazione a tempo debito avvalendosi dei più moderni mezzi di trasporto.


Lo vediamo qui immortalato nell'atto della partenza, ultimo trafelato passeggero ad acchiappare il rapido per Bergamo.




Pare che l'inaffondabile sia finito in quarantena dopo essere incappato in una furiosa tempesta di bacilli dei Sargassi. Seguiranno notizie non appena la temperatura consentirà il ripristino di frasi di senso compiuto.


Foto by Kyl

giovedì 24 gennaio 2013

Approdiamo al Caffè letterario



Sabato 2 febbraio, ore 19,30, a "Il Caffè letterario" di via San Bernardino 53, a Bergamo, presentazione con aperitivo del libro edito da Comixrevolution "Amarcade - ricordi e fantasie della prima età del videogame".

L'autore Gianlorenzo Barollo e l'illustratrice Cristina De Milato saranno lieti di deliziarvi con facezie collaterali e invenzioni pronte all'uso ricordando la stagione giocosa degli arcade a cento lire.

Quindi scaldate i vostri ricordi di Space Invaders, Pong, Pac Man, Donkey Kong, Gyruss e compagnia cantante, magari con qualche brano dei Bee Gees o dei Clash. Vi attendiamo numerosi per un piccolo viaggio nel passato, in quella regione digitale oltre i confini della realtà che si è manifestata in Italia a cavallo degli anni '70 e '80.

Insert coin

domenica 13 gennaio 2013

Amarcade story: Tose snk



Quella della Tose è una storia tutta giapponese che meriterebbe un libro a parte o forse un’indagine da raccontare in un documentario per la seconda serata. Che dire infatti di una società che entra nel mercato dei videogiochi nel 1979 sforna oltre mille titoli, ma senza apporre sigle, limitandosi a pochi credits? Una società fantasma? Tutt’altro perché i suoi prodotti sono ben visibili e giocabili, ma quando si vuole guardare oltre lo steccato ecco che, slap, tutto si fa buio.

Umiltà orientale? Modestia aziendale? Concorrenza sleale? Di fatto questa intrigante cortina di discrezione sfiora la segretezza. La Tose di Kyoto si potrebbe definire una società ninja, antesignana del sistema produttivo nell’era della globalizzazione: studia e fabbrica in silenzio, tesse alleanze e distribuisce in tutto il mondo, incassa senza grancassa. Quando i vertici affermano che la loro politica è il basso profilo, l’assenza di visibilità è ovvio che la curiosità sale. Per essere da tanto tempo in un mercato che non dà tregua la Tose sa il fatto suo, ha sviluppato una strategia che forse, più che allo stile ninja si riallaccia ai guerrieri ronin, professionisti senza padrone, simboli di libertà e indipendenza in un mondo che non apprezza chi sta fuori dalle regole.

martedì 8 gennaio 2013

Amarcade story: Atari


A volte diamo un po' le cose per scontate e questo è uno di quei casi. Ho iniziato la serie - Amarcade story - senza una debita introduzione. Con tale etichetta vorrei raggruppare gli articoli dedicati ai produttori di videogames del periodo, ossia gli ani '70 e '80, che hanno fatto la storia dei primi coin op. Si tratta di materiale che faceva parte del libro ma per ragioni di spazio e leggibilità è stato tagliato. Quello odierno è riservato a uno dei big in assoluto. Come si diceva una volta: basta la parola... ma l'effetto è ben diverso.


Dici Atari e ti si apre un mondo di ricordi e riferimenti. E non solo perché parliamo di un’azienda di avventurosi pionieri nella savana inesplorata del continente videoludico, ma perché costoro hanno marchiato a lettere di fuoco un angolo preciso dell’immaginario collettivo. Se “consultate” per l’ennesima volta la vostra copia di Bladerunner di Ridley Scott noterete come nelle strade piovose, tra umidità e nebbie spunti la calda insegna al neon di Atari.
Il regista era convinto che sarebbe stata una delle aziende più longeve, augurando implicitamente lunga vita anche al settore del videogaming. Il 2016 non è poi così lontano e anche se Atari non è un colosso globale, vanta titoli di notorietà internazionale. Non è escluso che qualche replicante in orbita alle porte di Tannhauser possa migliorare i record di Asteroids prima di quella fatidica data.

Ma iniziamo dalle cose note: Atari come tutti ormai sanno è l’equivalente giapponese dello “Scacco matto” (o meglio la situazione in cui l’avversario è sorpreso in una posizione senza via d’uscita). Non è chiaro se i fondatori della società, Nolan Bushnell e Ted Dabney, abbiano scelto questo termine come ponte tra le due nazioni più lanciate nel settore dell’elettronica di consumo. E’ più probabile che la parola, oltre ad essere semplice e “catchy”, voglia esprimere la volontà di dare “scacco matto” al nascente mercato del videogaming. Atari nasce infatti nel 1972, senza precedenti passaggi nel settore manifatturiero, nei suoi magazzini - se mai li ha avuti - non c’erano flipper o tirassegni arrugginiti, quindi la società non deve convertire laboratori, nè addestrare personale per la rivoluzione elettronica.

Un vantaggio iniziale non da poco, ma alla lunga anche una debolezza. Infatti quando la sua pietra miliare, il Pong, fa il botto, si trova a dover gestire un successo gigantesco con una rete distributiva tutt’altro che appropriata. Quando la sua console, l’Atari 2600, brama di ogni famiglia con figlioletti a carico, i costi e i tempi di consegna si tramutano in pesanti zavorre. Certo questo è quanto si percepiva qui, alla periferia dell’impero, in Italia. Ma credo ci sia poco da obiettare. Come spiegare altrimenti il tracollo della metà degli anni ‘80 se non tirando in causa un management eufemisticamente poco oculato.

Atari però sopravvive, il marchio è troppo importante ed evocativo per svanire. Finisce inglobato nella pancia di pesci più grossi come Hasbro e Infogrames. Un trofeo storico, il simbolo dell’età dell’oro quando ogni partita era un tuffo nel regno della meraviglie e Atari la parola magica che ne schiudeva i cancelli del sogno ad occhi spalancati.